Informazioni

TESTO IN BOZZA [DA SEMPLIFICARE E INTEGRARE]

VIVERE NELLA PROVINCIA DELL’AQUILA
Le informazioni utili e la guida ai servizi sul territorio

INGRESSO IN ITALIA
L’ingresso degli stranieri nel territorio italiano deve avvenire, salvi i casi di forza maggiore, soltanto attraverso i valichi di frontiera appositamente istituiti.
Sono ammessi tutti gli stranieri in possesso di passaporto o documento equipollente, visto d’ingresso o transito, documentazione che confermi lo scopo e le condizioni del soggiorno e la disponibilità di mezzi di sostentamento. Anche se privi di questa documentazione, sono ammessi i richiedenti asilo politico, i beneficiari si status di rifugiato, i minori di 18 anni e tutti coloro i quali godono di misure di protezione temporanea per motivi umanitari.
Sono respinti gli stranieri che si presentano senza i requisiti per l’ingresso, che sono entrati in Italia senza passare dai controlli della frontiera, che sono stati espulsi, che sono considerati pericolosi per l’ordine pubblico, che risultano condannati per alcuni tipi di reato.
In caso di respingimento alla frontiera agli stranieri non è fatto divieto di rientrare successivamente in territorio italiano, sempre che ovviamente vengano rispettate le condizioni previste in generale per l’ingresso. Al contrario, gli stranieri che entrano in territorio italiano sottraendosi ai controlli di frontiera e poi scoperti vengono sanzionati con l’espulsione amministrativa; a questi è fatto divieto di rientrare in Italia.

VISTO D’INGRESSO
Il visto di ingresso è un’autorizzazione concessa allo straniero ad entrare nel territorio dello Stato, per transito o per soggiorno; è rilasciato dal Consolato o dalla Rappresentanza Diplomatica Consolare competente. Esistono varie tipologie di visto, corrispondenti ai diversi motivi di ingresso.
Il visto è necessario per tutti i cittadini considerati stranieri, i cittadini dei Paesi non comunitari, gli apolidi o senza patria. Per soggiorni di lunga durata – oltre novanta giorni – a qualsiasi titolo, tutti gli stranieri devono sempre munirsi di visto.
Il visto è rifiutato agli stranieri che sono stati già espulsi dall’Italia o da uno dei Paesi dell’Unione Europea, o che sono considerati pericolosi per l’ordine pubblico in base ad accordi internazionali.
Per ottenere il visto si deve presentare domanda al Consolato o all’Ambasciata italiana nel Paese di residenza. Nella domanda dovranno essere indicati i dati personali, quelli del proprio passaporto o documento equipollente, le ragioni del viaggio, i mezzi di trasporto, il luogo dove si alloggerà, i mezzi di sostentamento per il soggiorno. Il visto può essere rilasciato o rifiutato entro 90 giorni; servono invece 30 giorni per motivi di lavoro subordinato e 120 giorni per lavoro autonomo.
I documenti da presentare insieme alla domanda per ciascuna tipologia di visto sono elencati sul sito www.esteri.it/visti, che contiene anche un modello della domanda stessa.
Il visto di reingresso è necessario quando si è in possesso di un documento, un permesso o un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, scaduto da non più di 60 giorni, quando non si è più in possesso del documento di soggiorno, perché smarrito o sottratto.

IL PERMESSO DI SOGGIORNO
RICHIESTA DEL PERMESSO DI SOGGIORNO
Il permesso di soggiorno è un’autorizzazione rilasciata dal Questore che attribuisce allo straniero il diritto di soggiorno sul territorio dello Stato. Lo straniero che richiede il permesso di soggiorno è sottoposto a rilievi foto-dattiloscopici.
Deve obbligatoriamente essere richiesto entro otto giorni lavorativi dall’ingresso nel territorio italiano o dall’ingresso in uno Stato Schengen (salvo nei casi di ingresso e soggiorno in Italia per visite, affari, turismo e studio di durata non superiore ai tre mesi, per i quali è sufficiente la dichiarazione di presenza) presso gli Uffici postali abilitati, utilizzando l’apposito kit o direttamente al Questore della Provincia in cui ci si trova.

Dopo la richiesta di soggiorno si è tenuti a stipulare l’Accordo di integrazione in cui si stabiliscono gli obiettivi da conseguire nel periodo di validità del permesso di soggiorno, ognuno dei quali attribuisce dei crediti. La stipula di tale Accordo rappresenta condizione necessaria per il rilascio del permesso di soggiorno. La perdita integrale dei crediti determina la revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione dal territorio dello Stato, ad eccezione dei titolari di permesso di soggiorno per asilo, per protezione sussidiaria, per motivi umanitari, per motivi familiari, di permesso di soggiorno CE soggiornanti di lungo periodo, di carta di soggiorno per familiare straniero di cittadino dell’UE.
Il permesso di soggiorno di durata pluriennale, fino a un massimo di tre annualità, è rilasciato agli stranieri che dimostrino di essere venuti in Italia per prestare lavoro stagionale almeno due anni di seguito. La richiesta deve comunque essere rinnovata annualmente.
La richiesta di rilascio e di rinnovo del permesso di soggiorno è sottoposta al versamento di un contributo, il cui importo è fissato fra un minimo di 80 e un massimo di 200 euro. Sono esonerati dal versamento i beneficiari di asilo, i richiedenti asilo o protezione sussidiaria, o a chi richiede il permesso per motivi umanitari.

DURATA E RINNOVO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO
La durata del permesso di soggiorno è variabile e dipende dai motivi per cui lo si richiede. In linea generale la durata coincide con quella prevista dal visto d’ingresso o con un tempo definito in base a necessità documentate (per motivi di lavoro si va da un massimo di 9 mesi a 2 anni).
Il rinnovo del permesso di soggiorno deve essere richiesto al Questore della provincia in cui si dimora, almeno sessanta giorni prima della scadenza, e ha una durata non superiore a quella stabilita con rilascio iniziale.
Il permesso di soggiorno non può essere rinnovato o prorogato se lo straniero ha interrotto il soggiorno in Italia, permanendo all’estero, per un periodo continuato superiore a 6 mesi, o superiore alla metà del periodo di validità del permesso di soggiorno, a meno di gravi motivi (servizio militare e simili).
Il permesso di soggiorno può essere rifiutato o revocato se vengono a mancare i requisiti previsti per il soggiorno in Italia, a meno che non esistano seri motivi (umanitari per esempio, o determinati da obblighi costituzionali o internazionali). In caso di rifiuto o revoca si può fare ricorso al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) competente o al Tribunale ordinario entro 60 giorni dalla notifica del decreto.
Se si perde il lavoro, non si perde anche il permesso di soggiorno.
Se si entra o ci si trattiene in Italia senza permesso di soggiorno o con permesso di soggiorno scaduto si commette un reato e si è puniti con un’ammenda da 5.000 euro a 10.000 euro.

CONVERSIONE DEL PERMESSO DI SOGGIORNO
Qualora sia stato rilasciato per motivi di lavoro subordinato, lavoro autonomo e familiari, il permesso di soggiorno può essere validamente utilizzato per le altre attività consentite anche senza conversione o rettifica del documento, per il periodo di validità dello stesso; con il rinnovo verrà rilasciato un nuovo permesso di soggiorno per l’attività effettivamente svolta.
La conversione è necessaria in alcuni casi. Ad esempio:
1) utilizzare il permesso di soggiorno per studio come permesso di soggiorno per motivi di lavoro;
2) utilizzare il permesso di soggiorno per lavoro stagionale come permesso di soggiorno per lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato.
Nel primo caso la richiesta deve avvenire prima della scadenza; viene accettata nei limiti delle quote di ingresso annuali, per lavoro subordinato o autonomo, appositamente riservate a tal fine ai cittadini stranieri. Per i minori che raggiungono la maggiore età in Italia, e di coloro che si laureano in Italia, non occorre verificare la disponibilità di quote.
Nel secondo caso la richiesta di conversione viene accettata se lo straniero ha già avuto un rapporto di lavoro stagionale l’anno precedente e se è al secondo ingresso. Se invece lo straniero è al suo primo ingresso in Italia, può cambiare datore di lavoro nel periodo di validità del permesso di soggiorno (9 mesi), ma sempre nell’ambito di un rapporto di lavoro stagionale; al termine del rapporto di lavoro deve tornare nel suo Paese e può richiedere il diritto di precedenza per l’anno successivo.

DIRITTI E DOVERI DEL TITOLARE DEL PERMESSO DI SOGGIORNO
Il titolare ha il diritto di:
• iscriversi presso i Centri per l’Impiego ed avere la sua scheda professionale;
• iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale;
• regolarizzare la sua posizione con l’INPS (Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale;
• regolarizzare la sua posizione con l’INAIL (Istituto Nazionale per gli Infortuni sul Lavoro);
• richiedere l’iscrizione anagrafica presso il Comune di residenza;
• richiedere l’iscrizione alla scuola per i figli minori;
• aderire e/o promuovere un’associazione;
• iscriversi al sindacato.

Il titolare ha il dovere di:
• esibire il permesso di soggiorno insieme al passaporto o altro documento di identità agli impiegati della pubblica amministrazione, se ha bisogno di licenze, autorizzazioni, iscrizioni, ecc.;
• esibire il permesso di soggiorno insieme al passaporto o altro documento di identità agli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza, qualora richiesti;
• fornire le informazioni e prove sul suo reddito, sufficiente a sostenere sé stesso e i familiari conviventi in Italia, qualora richieste dall’autorità di pubblica sicurezza, quando sussista un valido motivo;
• comunicare al Questore competente le eventuali variazioni del domicilio abituale entro i quindici giorni successivi.

IL PERMESSO DI SOGGIORNO CE PER SOGGIORNANTI DI LUNGO PERIODO
Il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo è un documento che consente il soggiorno a tempo indeterminato in Italia.
Può ottenere tale permesso:
• uno straniero soggiornante regolarmente in Italia da almeno 5 anni con un permesso di soggiorno in corso di validità (esclusi i permessi per studio, formazione professionale, asilo, protezione temporanea, motivi umanitari);
• uno straniero coniuge, figlio minore o genitore convivente di un cittadino italiano o di un cittadino di uno Stato dell’Unione Europea residente in Italia;
• uno straniero coniuge, figlio minore anche del coniuge e anche se nato fuori dal matrimonio a condizione che l’altro genitore abbia dato il suo consenso, figlio maggiorenne a carico qualora non possa provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita per motivi di salute;
• genitore a carico che non disponga di adeguato sostegno familiare nel paese di origine o provenienza, di un cittadino straniero già titolare di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo che possa dimostrare di avere un reddito sufficiente.

Il rilascio è subordinato a controlli sul reddito e l’alloggio, e al superamento, da parte del richiedente, di un test di conoscenza della lingua italiana.
La domanda va presentata utilizzando l’apposito kit postale presso i Comuni o i Patronati che offrono questo servizio.

I documenti da presentare insieme alla domanda per ciascuna tipologia di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo sono elencati sul sito www.lavoro.gov.it (a partire dalla home page seguire il percorso: “Immigrazione” → “Pubblicazioni” → “VADEMECUM IMMIGRAZIONE COME, DOVE, QUANDO Manuale d’uso per l’integrazione” → scelta della lingua → “Testo” → consultare).

Il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo è a tempo indeterminato ed è rinnovabile a richiesta dell’interessato.
Si rifiuta il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo qualora per il richiedente è stato disposto il giudizio per uno dei delitti previsti dall’articolo 380 c.p.p. nonché, limitatamente ai delitti non colposi, dall’articolo 381 e se è stata emessa sentenza di condanna (anche non definitiva) per la quale non è stata chiesta la riabilitazione. Può essere altresì rifiutato se il richiedente si è allontanato dall’Italia per un periodo consecutivo superiore ai sei mesi, o per complessivi 10 mesi nell’arco dei cinque anni di soggiorno richiesti; inoltre può essere rifiutato per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato. Il Questore dispone la revoca se è intervenuta una sentenza di condanna, anche non definitiva; chi viene riabilitato può ottenerlo di nuovo. Può essere revocato nel caso il richiedente si sia allontanato dal territorio dell’Unione Europea per un periodo superiore a 12 mesi o per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato. In caso di rifiuto o revoca il richiedente può fare ricorso al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) competente.

DIRITTI DEL TITOLARE
Il titolare ha il diritto di:
• entrare e uscire dall’Italia senza bisogno del visto;
• svolgere qualsiasi tipo di attività lecita che non sia espressamente vietata agli stranieri o riservata a cittadini italiani;
• accedere ai servizi e alle prestazioni della pubblica amministrazione;
• avere accesso agli aiuti economici per gli invalidi civili (compreso il minore iscritto sul permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo del genitore);
• ottenere l’assegno di maternità;
• ottenere l’assegno sociale. A partire dal 1° gennaio 2009, per percepire l’assegno sociale bisognerà aver soggiornato legalmente, in via continuativa, per almeno dieci anni nel territorio nazionale;
• lavorare e studiare senza richiedere il visto, nei Paesi dell’Unione Europea che hanno recepito la direttiva sui permessi di soggiorno CE per lungo periodo.

RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE
Il cittadino straniero, titolare del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o di un permesso di soggiorno per lavoro subordinato, autonomo, per asilo, per studio, motivi religiosi, motivi familiari con durata non inferiore ad un anno, può richiedere di essere raggiunto in Italia dai parenti più stretti, così da tenere unita la famiglia.
Il ricongiungimento familiare è previsto per:
• il coniuge;
• i figli minori (anche del coniuge o nati fuori del matrimonio) di genitori non coniugati ovvero legalmente separati, a condizione che l’altro genitore, qualora esistente, abbia dato il suo consenso;
• i figli maggiorenni a carico, ove non possano provvedere al proprio sostentamento a causa dello stato di salute che comporti l’impossibilità permanente a farsi carico delle proprie esigenze primarie;
• i genitori a carico che non dispongano di un adeguato sostegno familiare nel Paese di origine o di provenienza.
La richiesta di nulla osta deve essere inviata, tramite l’apposito modello di richiesta, unitamente alla copia del passaporto, della documentazione relativa alla disponibilità di alloggio idoneo e al reddito minimo necessario, allo Sportello Unico competente (presso la Prefettura di ogni provincia); lo Sportello Unico rilascia una ricevuta. Il familiare di cui si richiede il ricongiungimento dovrà invece presentare all’autorità consolare italiana con sede nel Paese dove vive, la documentazione comprovante il rapporto di parentela, la minore età o lo stato di salute. Verificata la sussistenza dei suddetti requisiti, entro 90 giorni dalla ricezione dell’istanza, lo Sportello Unico rilascia il nullaosta. Trascorsi 90 giorni dalla richiesta del nulla osta, se lo Sportello Unico non lo ha rilasciato, il familiare che si vuole ricongiungere dovrà esibire all’autorità diplomatica o consolare italiana all’estero una copia della ricevuta della domanda, con relativa documentazione, presentata dal proprio congiunto presso lo Sportello Unico, al fine di ottenere il visto di ingresso.
La procedura per familiari al seguito si attua nel caso di uno straniero titolare di un visto di ingresso per lavoro subordinato, collegato a contratto di durata non inferiore a un anno per lavoro autonomo non occasionale, ovvero per studio o per motivi religiosi; è consentito l’ingresso al suo seguito degli stessi familiari con i quali è possibile attuare il ricongiungimento. Per i familiari al seguito, si applica la medesima procedura prevista per il ricongiungimento ed è necessaria la stessa documentazione che deve essere integrata dalla fotocopia di un documento personale del delegato e una delega a favore di cittadino italiano o straniero regolarmente soggiornante in Italia, a presentare l’istanza di nulla osta per familiari al seguito, redatta dallo straniero che ha già ottenuto il visto sottoscritta di fronte al funzionario del Consolato.
Entro 8 giorni dall’ingresso in Italia il familiare si deve recare presso lo Sportello Unico che ha rilasciato il nullaosta, per ritirare la richiesta del permesso di soggiorno da spedire presso un Ufficio Postale. L’Ufficio Postale rilascia una ricevuta recante due codici identificativi personali (userid e password) tramite i quali il richiedente potrà conoscere, collegandosi a www.portaleimmigrazione.it, lo stato della pratica. La Questura comunicherà all’indirizzo e all’utenza telefonica mobile indicati nella domanda la data della convocazione presso i propri uffici per procedere ai rilievi foto-dattiloscopici e, successivamente, procederà ad una ulteriore comunicazione per la consegna del permesso di soggiorno. Senza il permesso di soggiorno il familiare ricongiunto o al seguito è considerato irregolarmente presente sul territorio nazionale. Il permesso di soggiorno per motivi familiari gli consentirà di svolgere attività lavorativa subordinata o autonoma, di iscriversi a corsi scolastici, di accedere al Servizio Sanitario Nazionale.

SERVIZI DEMOGRAFICI
RESIDENZA E DOMICILIO
Secondo quanto stabilito dal codice civile, la residenza viene individuata nel luogo in cui la persona ha la sua dimora abituale, mentre il domicilio è nel luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. In ogni caso la dimora dello straniero si considera abituale anche in caso di documentata ospitalità da più di tre mesi presso un centro di accoglienza. Le iscrizioni e variazioni anagrafiche dello straniero regolarmente soggiornante sul territorio nazionale sono effettuate alle medesime condizioni dei cittadini italiani; ne consegue che in materia anagrafica il cittadino straniero è equiparato pienamente al cittadino italiano assumendo tutti gli obblighi ed i diritti dello stesso.
Gli stranieri che soggiornano nel territorio dello Stato devono comunicare al questore competente per territorio, entro i quindici giorni successivi, le eventuali variazioni del proprio domicilio abituale.

CITTADINANZA (ANAGRAFE, CARTA D’IDENTITÁ E CODICE FISCALE)
La cittadinanza italiana si basa sul principio della discendenza per il quale è italiano il figlio nato da padre italiano e/o da madre italiana. Ai cittadini stranieri, tuttavia, la cittadinanza può essere concessa in caso di:
1) Matrimonio con cittadini italiani
2) Residenza in Italia.
1) Concessione per matrimonio: può fare la richiesta lo straniero coniugato con un cittadino/a italiano/a che risiede legalmente in Italia da almeno sei mesi, a partire dalla data del matrimonio; lo straniero che risiede all’estero, dopo tre anni dalla data del matrimonio. La domanda di cittadinanza va presentata alla Prefettura del luogo di residenza, compilata sull’apposito modello, su cui va apposta una marca da bollo da 14,62 euro. Lo straniero che risiede all’estero, può presentare domanda, dopo tre anni di matrimonio, alla competente autorità consolare. Presso gli stessi uffici è possibile reperire i moduli ed ottenere le informazioni relative alla documentazione da produrre.
2) Concessione per residenza in Italia: può fare la richiesta un cittadino non comunitario che risiede legalmente in Italia da almeno 10 anni; un cittadino comunitario che risiede legalmente in Italia da almeno 4 anni; un apolide o rifugiato politico che risiede legalmente in Italia da almeno 5 anni; un figlio o un nipote in linea retta di secondo grado di cittadini italiani per nascita che risiede legalmente in Italia da 3 anni; chi è nato in Italia e risiede legalmente in Italia da 3 anni; uno straniero maggiorenne, adottato da cittadino italiano, che risiede legalmente in Italia da 5 anni, successivi all’adozione; uno straniero che ha prestato servizio, anche all’estero, per almeno 5 anni alle dipendenze dello Stato Italiano. La domanda di cittadinanza va presentata alla Prefettura del luogo di residenza compilata sull’apposito modello ove va apposta una marca da bollo da 14,62euro. Presso gli stessi uffici è possibile reperire i moduli ed ottenere le informazioni relative alla documentazione da produrre.
Sia nel caso 1 che nel caso 2 la domanda può essere rigettata per motivi inerenti la sicurezza della Repubblica o per condanna definitiva del richiedente, pronunciata in Italia o all’estero, per reati di particolare gravità, per insufficienza dei redditi, o per insufficiente livello di integrazione.
Entro 6 mesi dalla notifica del provvedimento si dovrà prestare giuramento presso il Comune di residenza e dal giorno successivo sarà acquistata la cittadinanza italiana. Una volta ottenuta la cittadinanza italiana non si dovrà rinunciare alla cittadinanza di origine, salvo che la perdita non sia espressamente prevista dalla normativa del Paese di origine.
Le istanze o dichiarazioni di elezione, acquisto, riacquisto, rinuncia o concessione della cittadinanza, sono soggette al pagamento di un contributo di importo pari a € 200.

ANAGRAFE
L’iscrizione all’anagrafe dei residenti è un provvedimento con il quale il sindaco o il suo delegato accerta la dimora abituale nell’ambito del territorio comunale.
Per potersi iscrivere all’anagrafe il cittadino straniero deve essere un componente maggiorenne della famiglia; deve recarsi personalmente all’Ufficio Anagrafe del Comune in cui ha la sua abitazione, dove gli verrà dato un modulo da compilare e sottoscrivere. Per effettuare la propria iscrizione in anagrafe, il cittadino straniero deve esibire la seguente documentazione: permesso di soggiorno o permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, il passaporto o un documento equipollente, gli atti originali comprovanti lo stato civile e la composizione del nucleo familiare, e il codice fiscale. Se risiede in una struttura di accoglienza o in una comunità (da più di tre mesi), occorre una dichiarazione di residenza sottoscritta dal responsabile della struttura. La registrazione in anagrafe viene effettuata solo dopo che l’ufficiale d’anagrafe, per mezzo della Polizia Municipale, avrà accertato che il richiedente vive effettivamente nell’abitazione indicata.
L’iscrizione all’anagrafe è essenziale per molti adempimenti amministrativi, come il rilascio della patente di guida, l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale, l’accesso ai servizi sociali, l’iscrizione negli asili nido dei minori, la procedura per la presentazione della domanda di cittadinanza italiana, e la partecipazione ai bandi delle case per l’edilizia popolare.

CARTA D’IDENTITÁ
Una volta iscritto all’anagrafe il cittadino può richiedere la carta d’identità presso gli Uffici Anagrafe del comune in cui risiede, presentando 3 foto formato tessera uguali e recenti, il passaporto, il permesso di soggiorno o la domanda di rinnovo del permesso scaduto.
La carta d’identità ha una validità di cinque anni e non è considerata documento valido per l’espatrio né legittima la permanenza dello straniero in Italia in mancanza o alla scadenza del permesso di soggiorno, salvo che eventuali convenzioni o accordi internazionali dispongano diversamente.

CODICE FISCALE
Il Codice Fiscale contiene i dati relativi al nome, alla data e al luogo di nascita della persona ed è rilasciato gratuitamente per l’identificazione ai fini fiscali. Serve per: l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale; l’assunzione come lavoratore dipendente; iniziare un’attività lavorativa autonoma; concludere contratti; aprire un conto corrente bancario o postale.
Ai cittadini stranieri che entrano in Italia per motivi di lavoro, le autorità consolari consegnano il Codice Fiscale al momento del rilascio del visto d’ingresso. Ai cittadini stranieri che si trovano in Italia l’Ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate rilascia il Codice Fiscale presentando: il permesso di soggiorno valido o la domanda di rinnovo del permesso scaduto; una fotocopia del passaporto; un documento valido d’identità.

DIRITTO ALLA CASA
Tutti gli stranieri regolarmente soggiornanti, nell’attesa del reperimento di un alloggio ordinario in via definitiva, possono accedere ad alloggi sociali, collettivi o privati, predisposti secondo i criteri previsti dalle leggi regionali, dai comuni, dalle organizzazioni di volontariato ovvero da altri enti pubblici o privati, nell’ambito di strutture, prevalentemente organizzate in forma di pensionato, aperte ad italiani e stranieri, finalizzate ad offrire una sistemazione dignitosa a pagamento, secondo quote contenute
L’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica è consentito – in condizione di ‘‘parità con i cittadini italiani’’ – agli stranieri titolari di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, nonché agli stranieri in possesso di permesso di soggiorno di durata almeno biennale, purché esercitino una regolare attività di lavoro subordinato o di lavoro autonomo.
La legge T.U. 25 luglio 1998, N.286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” Art. 40 stabilisce, infatti, che il titolare di carta di soggiorno e regolarmente soggiornante, iscritto nelle liste di collocamento, o occupato in una regolare attività di lavoro subordinato o di lavoro autonomo ha diritto:
• di accedere in condizione di parità con i cittadini italiani agli alloggi della edilizia residenziale pubblica;
• di accedere ai servizi di intermediazione delle agenzie locali che vengano eventualmente predisposte a livello locale per favorire l’accesso al credito agevolato;
• di accedere al credito agevolato in materia edilizia, recupero, acquisto e locazione della prima casa di abitazione;
• di accedere agli alloggi predisposti attraverso contributi regionali a opera di risanamento igienico sanitario di proprietà di province, comuni, consorzi di comuni, enti pubblici e privati;
• di accedere, pagando una quota calmierata in condizione di parità con gli italiani, agli alloggi sociali realizzati da parte dei comuni di maggiore insediamento degli stranieri, ma anche da associazioni, fondazioni o altri enti pubblici e privati, che costituiscono una forma di sistemazione abitativa temporanea in attesa di reperire un alloggio ordinario in via definitiva;
• di accedere ai centri di prima accoglienza predisposti e gestiti dalle regioni in collaborazione con i comuni, con le associazioni e le organizzazioni del volontariato che garantiscono temporaneamente aiuto per le esigenze abitative e alimentari e che favoriscano l’inserimento sociale in modo da rendere autosufficienti nel più breve tempo possibile gli stranieri ospitati.
Per poter accedere all’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, a parità con i cittadini italiani, gli immigrati regolari a basso reddito devono essere residenti da almeno 10 anni nel territorio nazionale, oppure da almeno 5 anni nella medesima Regione.
La domanda per l’assegnazione di un alloggio deve essere compilata su un modulo apposito, disponibile presso il Comune, ed inviata al Comune di residenza tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.
Per prendere una casa in affitto le condizioni sono le stesse poste ai cittadini italiani.
Gli stranieri con regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro o motivi familiari, o in possesso di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, possono acquistare una casa alle stesse condizioni dei cittadini italiani. Gli altri, invece, possono acquistare una casa solo se esiste un accordo specifico tra il Paese di appartenenza e l’Italia.

ASSISTENZA SOCIALE
Gli stranieri titolari della carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno, nonché i minori iscritti nella loro carta di soggiorno o nel loro permesso di soggiorno, sono equiparati ai cittadini italiani ai fini della fruizione delle provvidenze e delle prestazioni, anche economiche, di assistenza sociale, incluse quelle previste per coloro che sono affetti da morbo di Hansen o da tubercolosi, per i sordomuti, per i ciechi civili, per gli invalidi civili e per gli indigenti. I soggetti deputati a svolgere tali funzioni sono l’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, che assicura la quasi totalità dei lavoratori) e l’INAIL (L’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro e le Malattie Professionali, che gestisce l’assicurazione obbligatoria, a tutela del lavoratore, contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali). I due enti forniscono prestazioni come pensioni, indennità e assegni per infortuni, malattia, cessazione del lavoro per raggiunti limiti di età o invalidità. Le prestazioni previdenziali spettano anche ai familiari in caso di morte del lavoratore assicurato. Gli stranieri possono ricevere prestazioni previdenziali anche per malattia e per infortuni sul lavoro.
Le prestazioni di assistenza sociale vengono erogate dallo Stato o dagli Istituti di previdenza in considerazione della condizione di bisogno del richiedente e della mancanza di altre risorse economiche. Le prestazioni pensionistiche sono regolate dal principio della territorialità dell’obbligo assicurativo, ovvero, il lavoratore deve essere assicurato ai fini previdenziali ed assistenziali nel Paese in cui svolge l’attività lavorativa, così da poter usufruire delle forme di tutela previste anche per i cittadini italiani.
L’assegno sociale è l’assegno erogato a coloro che hanno compiuto 65 anni di età, sono residenti in Italia ma non hanno nessun reddito oppure hanno un reddito inferiore ai limiti stabiliti ogni anno dalla legge. L’assegno è pari a € 409,05 mensili. La domanda può essere effettuata direttamente presso una sede Inps dallo straniero regolarmente soggiornante e titolare del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o dal rifugiato (anche in possesso del permesso di soggiorno). In caso di trasferimento all’estero, il cittadino straniero perde il diritto all’erogazione dell’assegno.
La pensione di invalidità civile viene erogata agli invalidi civili totali o parziali, privi di altri redditi personali o comunque insufficienti al proprio sostentamento, a seguito del riconoscimento effettuato dalla Commissione Medica della ASL territorialmente competente (in base alla residenza del richiedente). Il richiedente deve allegare alla domanda di riconoscimento il certificato del medico di base curante. La Commissione esamina la documentazione, effettua una verifica dello stato di salute del richiedente, e attribuisce un valore, in percentuale, al grado di invalidità rilevata. In caso di aggravamento, è possibile richiedere una nuova visita. Contro il parere della Commissione medica, entro 60 giorni dalla comunicazione del provvedimento, è possibile presentare ricorso. Le persone con meno di 65 anni e punteggio oltre al 75% e fino a al 99% di invalidità hanno diritto all’assegno se il reddito personale è inferiore alla cifra prevista dalle normative vigenti. Se viene riconosciuto il 100% di invalidità il reddito può arrivare fino a una cifra maggiore (le soglie di reddito cambiano periodicamente). Con il 100% di invalidità, ed il riconoscimento del diritto all’indennità di accompagnamento, si riceverà l’assegno di accompagnamento attribuito dalla Regione tramite l’INPS. L’assegno di accompagnamento può essere concesso anche temporaneamente, qualora l’invalidità sia concessa per un periodo di tempo determinato e poi sia necessario sottoporsi a nuova visita. Il riconoscimento dell’invalidità civile (anche minore del 75%) abilita il richiedente a richiedere l’iscrizione alla graduatoria provinciale per l’avviamento al lavoro degli invalidi presso un Centro per l’Impiego. Gli eventuali benefici economici vengono erogati dall’INPS solo se si è in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.
Gli assegni di maternità sono sostegni economici per le madri che non hanno maturato i contributi sufficienti per avere diritto ai trattamenti previdenziali di maternità. Per avere diritto all’assegno di maternità dello Stato è necessario:
• avere avuto un figlio oppure avere in adozione o in affidamento preadottivo un minore con un’età non superiore a sei anni (per gli affidamenti e le adozioni internazionali è sufficiente la minore età) da non più di sei mesi;
• avere lavorato in un periodo compreso tra i 9 e i 18 mesi precedenti ma essere disoccupato al momento della domanda, e non avere quindi diritto ai trattamenti economici previdenziali di maternità per il periodo di astensione obbligatoria (due mesi prima del parto e tre mesi dopo);
• avere un reddito familiare non superiore ad una certa cifra annua (es. € 28.308,42 per le famiglie con 3 componenti);
• non avere già richiesto l’assegno di maternità concesso dal Comune di residenza e pagato dall’Inps.
Possono richiedere l’assegno di maternità i cittadini stranieri residenti nel territorio nazionale, in possesso del permesso di soggiorno CE in corso di validità, nonché i cittadini stranieri riconosciuti rifugiati, anche se solo in possesso del permesso di soggiorno. La domanda deve essere presentata presso la sede Inps del territorio di residenza entro 6 mesi dalla nascita o dall’adozione o dall’affidamento preadottivo. L’Inps si occuperà del pagamento da effettuare in un’unica soluzione (entro 120 giorni dalla presentazione della domanda). L’assegno può spettare in misura ridotta qualora il richiedente abbia già ottenuto una prestazione di maternità concessa dall’Inps o da altri enti.
La pensione di vecchiaia può essere erogata al conseguimento di una serie di requisiti variabili in rapporto al sistema di calcolo retributivo o contributivo. Il sistema di calcolo contributivo viene applicato per coloro che sono stati assunti dopo il 31 dicembre 1995 ed è legato ai contributi versati. In questo caso la pensione può essere richiesta in un’età compresa tra i 57 ed i 65 anni avendo effettuato un versamento di contribuzioni di almeno 5 anni. Il sistema di calcolo retributivo, invece, è previsto per coloro che al 31 dicembre 1995 avevano almeno 18 anni di contribuzione. Può essere richiesta a 65 anni dagli uomini ed a 60 anni dalle donne. Entrambi devono però aver versato almeno 20 anni di contributi.

Il mancato possesso delle condizioni richieste per fruire dell’assegno di maternità dello Stato e la mancanza di una copertura previdenziale abilita il cittadino straniero a richiedere un contributo economico al Comune di residenza. Il contributo economico viene erogato attraverso il pagamento di cinque mensilità di 288,75 euro, per un totale di 1.443,75 euro. Il diritto all’assegno è subordinato: ai limiti di reddito; al numero di componenti il nucleo familiare e ad altre specifiche condizioni. Se, per qualche motivo, la madre non è presente nella famiglia, l’assegno spetta al padre. La domanda deve essere presentata presso il Comune di residenza entro 6 mesi dalla nascita, dall’adozione o dall’affidamento preadottivo. Possono richiedere l’erogazione degli assegni i cittadini stranieri in possesso del permesso di soggiorno CE in corso di validità, nonché i cittadini stranieri riconosciuti rifugiati, anche se solo in possesso del permesso di soggiorno.
L’indennità di disoccupazione può essere chiesta sia dal lavoratore che è stato licenziato che dal lavoratore che presenta le proprie dimissioni per giusta causa ( ad esempio: molestie sessuali nei luoghi di lavoro; modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative), mentre non è riconosciuta nei confronti di chi si dimette volontariamente, con la sola eccezione delle lavoratrici in maternità. L’indennità viene corrisposta per 6 mesi. La domanda deve essere presentata entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro (ovvero entro 98 giorni in caso di licenziamento in tronco per giusta causa) dal lavoratore che deve avere come requisito soggettivo almeno due anni di copertura contributiva.
In caso di rimpatrio il lavoratore extracomunitario non stagionale conserva i diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati e può goderne, al verificarsi della maturazione dei requisiti previsti dalla normativa vigente, al compimento del sessantacinquesimo anno di età. La richiesta di rimborso dei contributi versati dal lavoratore cittadino straniero non può essere inoltrata dagli eredi poiché non previsto dalla normativa vigente.
Inoltre, in ogni Comune c’è un ufficio di Servizio Sociale. Possono rivolgersi a questo ufficio tutti i residenti nel Comune, italiani e stranieri. Gli assistenti sociali aiutano le persone che trovano difficoltà a seguito dell’ingresso e nella fase di integrazione in Italia e offrono informazioni utili su (assistenza domiciliare agli anziani, ai minori, ai portatori di handicap; sostegno economico alla famiglia e alla persona; assistenza per l’alloggio; inserimento dei minori in strutture residenziali; adozione nazionale e internazionale; contrassegni parcheggio per le persone disabili; tariffe agevolate per il trasporto pubblico; autorizzazione mensa sociale e/o accoglienza notturna, ecc.).

ASSISTENZA SANITARIA
Lo straniero regolarmente soggiornante in Italia ha diritto all’assistenza sanitaria assicurata dal Servizio Sanitario Nazionale a parità di trattamento rispetto ai cittadini italiani; l’assistenza sanitaria spetta, oltre che agli iscritti, anche ai familiari a carico regolarmente soggiornanti. Lo straniero è inserito, unitamente ai familiari a carico, negli elenchi degli assistibili dell’Azienda Unità Sanitaria Locale nel cui territorio ha la residenza anagrafica ovvero, in mancanza di essa, l’effettiva dimora, ossia il domicilio indicato nel permesso di soggiorno.
L’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale è obbligatoria per: gli stranieri regolarmente soggiornanti che svolgano un’attività di lavoro subordinato o di lavoro autonomo o siano iscritti nelle liste di collocamento; gli stranieri regolarmente soggiornanti o che abbiano chiesto il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, lavoro autonomo, motivi familiari, asilo politico, asilo umanitario, richiesta di asilo, attesa adozione, affidamento, acquisto della cittadinanza; i familiari a carico (regolarmente soggiornanti) dei cittadini stranieri rientranti nelle categorie sopra indicate.
L’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale non è obbligatoria per tutti i lavoratori stranieri che non sono tenuti a corrispondere in Italia l’imposta sul reddito delle persone fisiche (dirigenti o personale altamente specializzato di società aventi sede o filiali in Italia; lavoratori dipendenti regolarmente e direttamente retribuiti da datori di lavoro residenti o aventi sede all’estero; giornalisti corrispondenti ufficialmente accreditati in Italia e dipendenti regolarmente retribuiti da organi stranieri; gli stranieri titolari di permesso di soggiorno per affari).
Gli stranieri regolarmente soggiornanti, che non hanno l’obbligo dell’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale, sono tenuti ad assicurarsi contro il rischio di malattia, infortunio e per la maternità, mediante la stipula di apposita polizza assicurativa o mediante iscrizione facoltativa (con prestazioni sanitarie dietro pagamento) al Servizio Sanitario Nazionale, estesa anche ai familiari a carico.
Non è consentita l’iscrizione ai cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno per motivi di cura.
Per iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale il cittadino straniero si deve recare presso la ASL del territorio in cui risiede, munito di: un documento di identità personale; il codice fiscale; il permesso di soggiorno; l’autocertificazione di residenza o dimora (si considera dimora abituale anche l’ospitalità da più di tre mesi presso un centro d’accoglienza). Al momento dell’iscrizione potrà scegliere il medico di famiglia o il pediatra per i suoi figli. All’atto dell’iscrizione il cittadino riceverà il Tesserino sanitario personale, che gli dà diritto a ricevere gratuitamente, ovvero dietro pagamento di una quota a titolo di contributo (Ticket sanitario), le seguenti prestazioni: visite mediche generali in ambulatorio e visite mediche specialistiche, visite mediche a domicilio, ricovero in ospedale, vaccinazioni, esami del sangue, radiografie, ecografie, medicine, assistenza riabilitativa e protesica.
L’iscrizione non decade nella fase di rinnovo del permesso di soggiorno. L’iscrizione cessa per mancato rinnovo, revoca o annullamento del permesso di soggiorno ovvero per espulsione, salvo che l’interessato esibisca la documentazione comprovante la pendenza del ricorso contro tali provvedimenti.
Il cittadino straniero non in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno, ha diritto comunque alle cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o essenziali, anche se continuative, per malattia e infortunio, nelle strutture pubbliche o private convenzionate. A tal fine dovrà richiedere presso qualsiasi ASL un tesserino, chiamato S.T.P. (Straniero Temporaneamente Presente), valido sei mesi ma rinnovabile. Per ottenerlo dovrà dichiarare le sue generalità e di non possedere risorse economiche sufficienti. Può anche chiedere che il tesserino sia rilasciato senza l’indicazione del nome e cognome. Con il tesserino S.T.P. ha diritto all’assistenza sanitaria di base, ai ricoveri urgenti e non e in regime di day-hospital, alle cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti o comunque essenziali anche se continuative, per malattie o infortunio. Le prestazioni sono erogate senza oneri a carico degli stranieri irregolarmente presenti qualora privi di risorse economiche sufficienti, fatte salve le quote di partecipazione alla spesa a parità di condizioni con il cittadino italiano.

ASSISTENZA LEGALE

ISTRUZIONE
In Italia esiste il diritto dovere all’istruzione e alla formazione che inizia a 6 anni. Il sistema nazionale di istruzione è rappresentato dalle scuole pubbliche e private. La scuola dell’obbligo è strutturata in due cicli di studio: il primo è costituito dalla scuola primaria, e dalla scuola secondaria di primo grado. Il secondo ciclo, comprende il sistema dei licei, quello dell’istruzione tecnica e quello dell’istruzione e della formazione professionale. Tutti i percorsi del secondo ciclo permettono di accedere all’Università.
L’asilo nido è aperto a tutte le bambine e i bambini in età compresa fra i 3 mesi compiuti ed i 3 anni. Dura 3 anni; è gestito dai Comuni o da privati. Si deve presentare domanda di ammissione nei periodi e nelle sedi stabilite dal Comune; nella domanda si può indicare uno o più asili nido in ordine di preferenza, in base al luogo di residenza o lavoro. Alla domanda verrà assegnato un punteggio diverso a seconda della condizione lavorativa dei genitori, della presenza di altri figli a carico e di eventuali problemi sociali e sanitari; viene quindi definita una graduatoria degli ammessi. Le rette del nido comunale sono differenziate per categorie e fasce di reddito; la retta del nido privato è stabilita autonomamente da ogni struttura.
Alla scuola dell’infanzia (o scuola materna) possono essere iscritti le bambine e i bambini che compiono i 3 anni di età entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento. Dura 3 anni ed è gestita dai Comuni, dallo Stato o da privati. Per l’iscrizione alla scuola dell’infanzia comunale si deve presentare domanda presso il Dipartimento dei Servizi Scolastici del Comune di appartenenza; presso la segreteria della scuola di interesse, negli altri casi. Nella scuola pubblica l’iscrizione avviene in base ad una graduatoria. Le spese di iscrizione delle scuole comunali sono differenziate per categorie e fasce di reddito; le rette delle scuole private sono stabilite autonomamente da ogni istituto.
Nella scuola primaria, per la prima classe, l’iscrizione è obbligatoria a 6 anni, facoltativa a 5 anni e mezzo. Dura 5 anni. Per maggiori informazioni ci si può rivolgere presso la Direzione Didattica della scuola competente per territorio nel caso di scuola statale, o presso il Comune di residenza o le scuole private.
La scuola secondaria di primo grado è un percorso formativo successivo alla scuola primaria. Dura 3 anni. Per maggiori informazioni ci si può rivolgere presso la Direzione didattica della scuola competente per territorio, presso il Comune di residenza o presso scuole private.
Il secondo ciclo è costituito dal sistema dei licei e dell’istruzione-formazione professionale. Tutti i percorsi permettono di accedere all’Università.
• Esistono varie tipologie di licei (a seconda della preponderanza e/o della presenza di alcune materie) e sono suddivisi in un biennio e in un triennio; la durata è, quindi, di 5 anni. Alla fine del quinto anno si deve sostenere l’esame di stato, che serve per l’iscrizione all’università e all’alta formazione artistica, musicale e coreutica, ai percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS).
• L’istruzione tecnica dura 5 anni e risponde a precise esigenze della realtà produttiva italiana, in particolare nel campo del commercio, del turismo, dell’industria, dei trasporti, delle costruzioni, dell’agraria e delle attività a carattere sociale. Vi sono molti indirizzi e livelli di specializzazione, i principali sono: ragioniere e perito commerciale; perito industriale; perito agrario; geometra; perito per il turismo.
• L’istruzione professionale dura 5 anni, ma prevede la possibilità di conseguire la qualifica professionale dopo i primi tre anni. Entrambi i canali si concludono con un esame di Stato e consentono l’accesso a tutta la formazione terziaria (Università, AFAM, IFTS).
• L’istruzione e formazione professionale (IFP) racchiude vari percorsi di studi di durata triennale e quadriennale che permettono di conseguire delle qualifiche professionali, riconosciute a livello nazionale ed europeo e immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. L’iscrizione all’Università è consentita solo se dopo aver conseguito un diploma almeno quadriennale e frequentato un quinto anno di preparazione all’esame di stato, necessario per iscriversi all’Università e all’alta formazione artistica, musicale e coreutica. Il diploma quadriennale dà anche diritto ad accedere all’istruzione e formazione tecnica superiore.
Il sistema d’istruzione universitaria è articolato su due livelli e prevede per ogni facoltà un primo livello di durata triennale (Laurea) e un secondo livello di durata biennale (Laurea Specialistica o Magistrale). Può iscriversi (immatricolarsi) all’Università per conseguire una laurea chi è in possesso di diploma liceale o qualifica. L’accesso alle Università italiane è consentito ai: cittadini comunitari ovunque residenti o ai cittadini extracomunitari residenti in Italia, equiparati ai cittadini italiani ai fini dell’immatricolazione; cittadini stranieri presenti in Italia con regolare permesso di soggiorno; cittadini stranieri residenti all’estero in possesso di un visto per motivi di studio. I titoli di studio validi per l’accesso all’Università sono quelli conseguiti dopo un periodo scolastico di almeno 12 anni; se il periodo di studi frequentato fuori dall’Italia è di durata inferiore a 12 anni, si dovrà presentare, oltre al diploma originale degli studi secondari, anche una certificazione rilasciata dall’Università di provenienza che attesti il superamento di tutti gli esami previsti: per il primo anno di studi universitari, nel caso di sistema scolastico di 11 anni; per i primi 2 anni accademici, nel caso di sistema scolastico di 10 anni. La domanda di iscrizione va presentata agli sportelli della Segreteria Studenti con Titolo Straniero, nei termini previsti (luglio-settembre). Per l’iscrizione si deve presentare il titolo di studio, validato dalla Rappresentanza Diplomatica Consolare Italiana competente. Per gli studenti stranieri residenti all’estero i posti a disposizione sono stabiliti dai singoli Atenei per ciascun anno accademico e sono consultabili nel sito Internet del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca: www.miur.it. Il visto ed il permesso di soggiorno per motivi di studio vengono rinnovati agli studenti che: abbiano superato una verifica di profitto nel primo anno di corso e negli anni successivi almeno due verifiche e/o che documentino di aver avuto gravi motivi di salute, nel qual caso per il rinnovo del permesso di soggiorno è sufficiente una sola verifica di profitto; i rinnovi non possono comunque essere rilasciati per più di 3 anni oltre la durata legale del corso di studio. Il costo dell’Università dipende dall’Ateneo e dalla facoltà scelta; in ogni caso, i costi dell’istruzione universitaria possono essere elevati. Gli studenti stranieri possono ottenere borse di studio, prestiti d’onore e alloggi; le Regioni, possono inoltre consentire l’accesso gratuito all’Università agli studenti stranieri in condizioni di particolare disagio economico se opportunamente documentate. Per maggiori informazioni su come accedere a questi servizi ci si può rivolgere alla Segreteria Studenti Stranieri dell’Università.
L’istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS) prevede percorsi di alta specializzazione tecnica e professionale, di durata variabile da uno a due anni, comprensivi di stage e tirocini lunghi; preparano tecnici superiori molto richiesti dal mercato del lavoro. I percorsi IFTS rientrano nella programmazione dell’offerta formativa delle Regioni, secondo un Piano triennale. Per conoscere tutti i tipi di percorsi si può visitare il sito www.pubblica.istruzione.it. La frequenza dei corsi è gratuita; in alcuni casi, è previsto anche un rimborso spese. I requisiti per accedere ai corsi sono un buon livello di conoscenza della lingua italiana e il possesso di un diploma di istruzione secondaria oppure un diploma quadriennale di istruzione e formazione professionale.
Per il riconoscimento dei titoli di studi conseguiti all’estero, e quindi per poter proseguire gli studi in Italia, si deve presentare domanda all’Università o all’Istituto di Istruzione Universitaria d’interesse; tali Università/Istituti nell’ambito della propria autonomia e di eventuali accordi bilaterali e convenzioni internazionali in materia, decidono sul riconoscimento dei titoli di studio stranieri.

Per il riconoscimento di titoli professionali conseguiti all’estero si deve presentare domanda al ministero competente; entro quattro mesi dalla presentazione della domanda o della sua eventuale integrazione, il Ministero provvede al riconoscimento del titolo, emettendo un decreto. Per i titoli compresi nel campo infermieristico e medico, la competenza spetta al Ministero della Salute. Per i titoli di avvocato, commercialista, biologo, chimico, agronomo, geologo, ingegnere, psicologo, consulente del lavoro, geometra, giornalista, perito agrario e industriale Il Ministero competente per il riconoscimento è il Ministero della Giustizia. Per i titoli di consulente della proprietà industriale e mediatore al commercio. il Ministero competente per il riconoscimento è il Ministero dello Sviluppo economico. Per il titolo di insegnante il Ministero competente per il riconoscimento è il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

LAVORO
L’accesso al mercato del lavoro italiano dei cittadini dei Paesi terzi è connesso alla richiesta nominativa o numerica presentata da un datore di lavoro, italiano o straniero regolarmente soggiornante, nei limiti di disponibilità delle quote annuali (previste dall’apposito “decreto-flussi”, che stabilisce il numero massimo di cittadini stranieri non comunitari ammessi annualmente a lavorare sul territorio nazionale), in relazione ad un impiego già disponibile ed in vista della stipulazione di uno specifico contratto di soggiorno. Il datore di lavoro che intende assumere lavoratori stranieri residenti all’estero deve presentare domanda di nulla osta allo Sportello Unico per l’Immigrazione della provincia di residenza o di quella in cui ha sede legale l’impresa o di quella ove avrà luogo la prestazione lavorativa. In caso di parere favorevole il lavoratore straniero, appena ricevuto il nulla osta (che comunque ha una validità di 6 mesi, entro i quali il lavoratore deve far ingresso in Italia), deve recarsi presso le autorità consolari del proprio Paese, le quali provvederanno a rilasciare il visto d’ingresso entro 30 giorni; entro 8 giorni dal suo ingresso in Italia il lavoratore deve recarsi presso lo Sportello che ha rilasciato il nulla osta per sottoscrivere il contratto di soggiorno e presentare la richiesta di permesso di soggiorno, altrimenti è considerato irregolarmente presente sul territorio nazionale; lo Sportello Unico per l’Immigrazione consegna il modulo di richiesta di permesso di soggiorno e ne inoltra i dati alla Questura competente. Il lavoratore deve poi recarsi presso un Ufficio Postale dove dovrà spedire il modulo ritirato allo Sportello Unico con l’apposita busta. L’Ufficio Postale rilascia una ricevuta recante due codici identificativi personali (user id e password) tramite i quali lo stesso potrà conoscere, collegandosi a www.portaleimmigrazione.it, lo stato della pratica. La Questura comunicherà all’indirizzo e all’utenza telefonica mobile indicati nella domanda la data della convocazione presso i propri uffici per procedere ai rilievi foto-dattiloscopici e successivamente procederà ad una ulteriore comunicazione per la consegna del permesso di soggiorno.
Per chi è già in Italia, per poter lavorare occorre il permesso di soggiorno rilasciato per uno dei seguenti motivi: lavoro subordinato; lavoro autonomo; motivi familiari e ricongiungimento familiare; asilo politico; protezione sociale; studio e formazione professionale (per un massimo 20 ore alla settimana; 52 settimane per un massimo di 1.040 ore all’anno); attesa occupazione (il permesso di soggiorno per attesa occupazione viene rilasciato nel caso in cui il lavoratore straniero risulti iscritto al Centro per l’impiego); assistenza minore (genitore che assiste un figlio malato). Non può lavorare chi ha un permesso di soggiorno per: cure mediche; turismo; motivi religiosi; minore età; richiesta d’asilo politico (se la domanda di asilo non viene esaminata entro 6 mesi dalla richiesta per cause non imputabili allo straniero, il permesso di soggiorno sarà rinnovato per altri 6 mesi e consentirà al titolare di svolgere un’attività lavorativa subordinata fino al completamento della procedura); affari; giustizia. All’atto dell’assunzione, il datore di lavoro deve consegnare al lavoratore una dichiarazione sottoscritta con i dati della registrazione effettuata nel libro matricola.
In Italia il rapporto di lavoro può essere di 3 tipi:
• lavoro subordinato a tempo indeterminato, determinato, o stagionale;
• lavoro parasubordinato (es. contratto a progetto);
• lavoro autonomo.
Il lavoro subordinato è un rapporto di lavoro, regolato da un contratto, mediante il quale il lavoratore si impegna a mettere a disposizione del datore di lavoro la sua attività lavorativa e il datore si impegna a corrispondergli una retribuzione. Il contratto di soggiorno per lavoro subordinato contiene la garanzia da parte del datore di lavoro della disponibilità di un alloggio per il lavoratore e l’impegno al pagamento delle spese di viaggio per il rientro del lavoratore nel Paese di provenienza, e costituisce titolo valido al rilascio del permesso di soggiorno. I principali diritti personali di cui gode il lavoratore subordinato sono: diritto all’integrità fisica e alla salute (riposo settimanale, giornaliero, ferie, ecc.); libertà di opinione e protezione della riservatezza e della dignità del lavoratore; diritto allo studio per i lavoratori studenti; tutela delle attività culturali, ricreative ed assistenziali. I principali diritti sindacali di cui gode il lavoratore subordinato sono: libertà di organizzazione e di attività sindacale; diritto di sciopero; altri diritti sindacali (diritto di affissione, di usufruire dei locali aziendali per lo svolgimento di attività sindacali, ecc.). Il rapporto di lavoro a tempo indeterminato è un rapporto di lavoro subordinato, regolato da un contratto, che non prevede una scadenza finale. Il rapporto di lavoro a tempo determinato è un rapporto di lavoro subordinato, regolato da un contratto, che ha un termine specifico di durata finale; il contratto può essere prorogato una sola volta e la durata complessiva non deve superare i 3 anni; il contratto può essere rinnovato dopo almeno 10 giorni se il primo contratto aveva durata fino a 6 mesi, dopo almeno 20 giorni se il primo contratto aveva durata superiore a 6 mesi. Il lavoro stagionale è un lavoro subordinato a tempo determinato che si può svolgere soltanto in certi periodi dell’anno (ad esempio il lavoro nel settore agricolo o nel settore turistico-alberghiero).
Il lavoro parasubordinato è un rapporto di lavoro per il quale un collaboratore presta la propria attività a favore di un committente (che lo coordina), in modo autonomo e senza vincoli di subordinazione. Con un apposito contratto vengono stabilite le condizioni lavorative e il compenso. Viene rilasciato un permesso di soggiorno per lavoro autonomo.
Il lavoro autonomo è un rapporto di lavoro per il quale una persona si impegna a compiere, verso corrispettivo, un’opera o un servizio, con lavoro proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti di un committente. Il lavoro autonomo può essere esercitato con o senza partita IVA. Il lavoratore autonomo gestisce autonomamente la propria attività, godendo di piena discrezionalità in merito all’impiego del tempo, al luogo e al modo di organizzazione della stessa (naturalmente nei limiti imposti dal contratto o dalla natura dell’opera).
In caso di licenziamento illegittimo il lavoratore ha diritto a un risarcimento; il limite massimo per contestare un licenziamento illegittimo è di 60 giorni.