Razzismo, oggi giornata mondiale: catena umana in 35 città italiane

Oggi, alla stessa ora, le 10.30, in 35 città italiane, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio (Unar), con il patrocinio dell’Agenzia Onu per i Rifugiati (Unhcr), organizza la prima “catena umana” nazionale per dire “No a tutti i razzismi”. L’occasione è fornita dalla Giornata mondiale contro il Razzismo, anniversario della strage di Sharpeville in Sud Africa, dove il 21 marzo 1960 la polizia sparò sui manifestanti uccidendo 69 cittadini neri in protesta contro il regime dell’apartheid. L’iniziativa principale si svolge a Roma, con il patrocinio del Comune, dove la “catena” abbraccia il Colosseo sulle
note della canzone “One love” di Bob Marley, cantata da tutti i partecipanti ed eseguita sul palco da Loredana Errore, giovane cantante italiana di origini rumene, accompagnata dall’orchestra “Arcobaleno” della scuola media “Mazzini” di Roma. Previsti gli interventi, tra gli altri, del vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli, del ministro per la Cooperazione
Internazionale e l’Integrazione Andrea Riccardi, della portavoce dell’Unhcr Laura Boldrini, del direttore dell’Unar Massimiliano Monnanni, della consigliera nazionale di parità Alessandra Servidori, seguiti da letture interpretate da Mariano Regillo. Interviene anche Ndeye Rokhaya Mbengue vedova di Moudo Samb, uno dei due ragazzi senegalesi uccisi a Firenze lo scorso 13 dicembre.

Dal 10 marzo in vigore l’Accordo di Integrazione

Tutti gli stranieri extra Ue che vorranno entrare in Italia dovranno sottoscrivere l’Accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato, introdotto dal precedente Governo.
Il “patto” regolamenta, con un complesso sistema a punti e una serie di regole, i diritti e di doveri degli immigrati. Tra gli obblighi, quello di imparare la lingua italiana e le nozioni civiche fondamentali. Le linee di indirizzo sono state sottoscritte il 2 marzo scorso dai ministri Cancellieri e Riccardi.
Dal 10 marzo, dunque, l’immigrato che fa domanda per ottenere il permesso di soggiorno dovrà sottoscrivere contemporaneamente l’accordo con lo Stato, con cui si impegna ad acquisire una conoscenza della lingua italiana parlata e una sufficiente conoscenza dei principi fondamentali della Costituzione e del funzionamento delle istituzioni pubbliche e della vita civile in Italia. L’immigrato dovrà anche garantire l’adempimento dell’obbligo di istruzione dei figli minori e assolvere gli obblighi fiscali e contributivi. All’atto della firma dell’accordo, vengono assegnati allo straniero 16 crediti. Un mese prima della scadenza dell’accordo, che ha durata biennale, lo sportello unico per l’immigrazione ne avvia la verifica: l’accordo sarà adempiuto se lo straniero otterrà un punteggio pari o superiore ai 30 crediti. Se i “punti” saranno pari o inferiori a zero, lo straniero verrà espulso. I crediti vengono decurtati in caso di condanne penali, anche non definitive e di sanzioni pecuniarie di almeno 10 mila euro. Aumentano, invece, con la partecipazione a corsi, il conseguimento di titoli di studio, onorificenze, svolgimento di attività economico-imprenditoriali, scelta di un medico di base, partecipazione ad attività di volontariato, sottoscrizione di affitto o acquisto di una casa.

Per approfondire:
Il modello di accordo
DPR del 14 settembre 2011, n. 179
Crediti riconoscibili
Crediti decurtabili

Ricostruzione: rapporto Sge

Dall’Agenzia di stampa Asca
L’Aquila, 28 feb – Sono ancora 33.714 le persone che, a seguito del terremoto di tre anni fa, all’Aquila, hanno bisogno di una qualche forma di assistenza da parte dello Stato. Lo comunica la Struttura per la gestione dell’emergenza (Sge) nel consueto report settimanale. Di esse, 21.802 vivono in alloggi del progetto CASE, nei Moduli abitativi provvisori (Map), in affitti del Fondo immobiliare e concordati col Dipartimento di Protezione civile, in edifici comunali; 11.529 beneficiano del contributo di autonoma sistemazione (9.779 residenti nel comune dell’Aquila e 1.750 negli altri comuni del cratere sismico); 383 sono ospiti in strutture ricettive e di permanenza temporanea (147 presso la caserma della Guardia di finanza di Coppito).

Italia, cancellata la tassa sulle rimesse

Dall’Agenzia di stampa Redattore sociale
28 febbraio 2012

Audizione del ministro davanti al Comitato Schengen. Decisione inserita nel decreto semplificazioni. Il ministro pensa anche al raddoppio dei permessi di soggiorno, una decisione che permetterebbe anche di spalmare il costo per rilasci o rinnovi
ROMA – Nel corso dell’audizione al Comitato Schengen, il ministro dell’integrazione e cooperazione, Andrea Riccardi, ha oggi annunciato alcune importanti novità in tema di immigrazione.
La prima riguarda il fatto che, nel decreto semplificazioni approvato venerdì scorso in Consiglio dei ministri, è stata inserita la cancellazione dell’imposta del 2% sui trasferimenti all’estero delle risorse degli immigrati, le cosiddette rimesse. Il provvedimento sembrava inizialmente essere stato stralciato dal decreto stesso. Il ministro Riccardi ha ricordato infatti che già “al G20 di Cannes l’Italia era stata capofila nella richiesta di riduzione delle tasse sulle rimesse”. La tassa era stata introdotta su pressione della Lega dal precedente governo.

Permessi di soggiorno. Riccardi ha anche annunciato che, in caso di accordo dei partiti che sostengono il governo, c’è in programma il raddoppio della durata dei permessi di soggiorno. I permessi dovrebbero passare da sei mesi ad un anno e da uno a due anni.
Intervenire sulla durata dei permessi significherebbe alleggerire anche l’impatto della nuova tassa su rilasci e rinnovi (da 80 a 200 euro) in vigore da fine gennaio. Infatti ciò permetterà di spalmare il costo dei permessi su un periodo più lungo. La norma sui permessi, alla quale ha lavorato il ministero dell’Interno, dovrebbe prendere la forma di un emendamento a uno dei decreti legge in via di conversione in Parlamento. Ovviamente previo consenso delle forze politiche che sostengono il Governo.

Tv e radio: migranti identificati per nazionalità

Dal Redattore sociale
23 febbraio 2012

Secondo la ricerca Mister Media, l’informazione radiotelevisiva contribuisce a creare una “classifica di gradimento” delle comunità straniere in Italia. Si parla molto dei nordafricani e meno degli est-europei
ROMA – Sono cinque le minoranze a rischio discriminazione sui media italiani monitorate da MIster Media: gli immigrati, rom e sinti, persone lgbt, religioni minoritarie ed ex tossicodipendenti, tossicodipenti ed ex detenuti. Tra queste, la categoria che riceve maggior attenzione è quella degli immigrati e dei rifugiati, con il 61% dei casi (4.373) complessivi, che raggiungono il 71% se si guarda alla sola Tv. In televisione, dunque per minoranze si intendono soprattutto i migranti. I rom sono oggetto di notizia per il 14% dei casi (978), credo e fede religiosa costituiscono il 13% (913), a seguire gay, lesbiche e transessuali/transgender con il 10% (686) e infine tossicodipendenti ed ex detenuti meno del 2% dei casi.
Il monitoraggio, 24 ore su 24, è stato effettuato su tutti i Tg Rai, Mediaset e La7, i notiziari delle emittenti radiofoniche nazionali e le trasmissioni di attualità e di approfondimento in programmazione sui canali televisivi e radiofonici nazionali. La rilevazione è durata un anno, dal 1 luglio 2010 al 30 giugno 2011. Durante questo periodo sono state prese in esame 20 mila edizioni di giornali radio, 2.500 edizioni di telegiornali, 12 mila trasmissioni radiofoniche e 1.500 trasmissioni televisive. Sul totale di un database così ampio, sono stati selezionati oltre 7 mila file che parlavano di minoranze. L’83% è costituito da informazione e il 67% dei casi da giornali radio. Sulla rappresentazione delle minoranze, la radio “conferma una maggiore capacità di accendere l’attenzione su una pluralità di temi – si legge nel rapporto – ciò è dovuto alla maggior quantità di notizie che i giornali radio riescono a coprire e a una gran varietà di trasmissioni, di taglio e linguaggio diverso”. Viene citato l’esempio di alcuni programmi radiofonici che si interrogano sui rischi di xenofobia contro i migranti, quando viene sospettato un immigrato (poi scagionato) per l’omicidio di Yara Gambirasio. Nei giorni 6 e 7 dicembre 2010, 24 mattino (Radio 24) parla esplicitamente, problematizzandola, dell’associazione “più immigrazione = più criminalità”, mentre a 28 minuti (Radio 2) si parla di “Xenofobia e preoccupazioni dopo il caso della scomparsa di Yara Gambirasio dove viene sospettato un immigrato”.

Ma al di là di queste eccezioni, la presenza degli immigrati, soprattutto nei principali Tg è riconducibile principalmente a fatti di cronaca e alla messa in pericolo della sicurezza sociale, alle tensioni legate allo sfruttamento del lavoro nero e alla “regolarizzazione” della presenza degli immigrati, agli sbarchi di profughi e all’illegalità in generale. I fenomeni migratori non vengono spiegati e approfonditi. Spesso sono confinati solo alle news dei telegiornali, dove “si conferma l’utilizzo massiccio della nazionalità come elemento identificativo dei soggetti coinvolti: essa è infatti indicata nel 61% dei casi in cui si parla di immigrati”, dice il rapporto. Le principali nazionalità citate sono nell’ordine: tunisini, marocchini, libici, ucraini, romeni, cinesi, eritrei, albanesi, egiziani e afgani. Questo dato dimostra che vengono sovrarappresentanti i migranti provenienti dagli stati del Nord Africa rispetto agli europei dell’est, che invece sono in numer maggiore presenti in Italia rispetto ai maghrebini. “Questa è una differenza sostanziale rispetto a quanto era emerso in precedenti rilevazioni e ciò è avvenuto in concomitanza con gli avvenimenti della cosiddetta “primavera araba”, a partire dalla fine del 2010 – spiega la ricerca – l’uso diffuso della nazionalità come elemento identificativo dei soggetti coinvolti in casi di criminalità contribuisce alla costruzione di una “classifica di gradimento” delle varie nazionalità di cittadini stranieri presenti sul territorio italiano. In tal senso, si fa riferimento a una sorta di valutazione sociale delle nazionalità che, nell’immaginario del migrante, sarebbe condivisa dal popolo italiano”. Si tratta quindi di un fenomeno di etichettamento e stereotipizzazione di una comunità.

Altre etichette molto diffuse sulla televisione italiana sono clandestino e rifugiato, la prima è emersa nel 17% dei casi (761 su 4173), mentre l’etichetta “rifugiati” (761 su 4173) è salita al 17% (dal 5,6% delle precedente rilevazioni). “Anche questo incremento è probabilmente dovuto alle sommosse popolari nel Nord Africa e alla concessione di questo status giuridico agli esuli, resa più difficoltosa dal sistema di selezione adottato dall’U.E. che implica l’obbligo di rimanere nel paese che accoglie per primo il rifugiato. Ciò impedisce di fatto eventuali ricongiungimenti familiari o comunque la ricerca di opportunità in altri paesi comunitari”, spiega la ricerca. L’indicazione della nazionalità avviene nel 45% cento dei casi per quanto riguarda i clandestini, mentre per i rifugiati avviene nel 24% dei casi”. (rc)

L’integrazione secondo il Cnel

Le regioni del centro Italia offrono agli stranieri le migliori condizioni di inserimento socio-occupazionale e il più alto indice potenziale di integrazione. In cima alla classifica il Friuli Venezia Giulia (con un valore dell’indice di 70,6 su scala 1 a 100), la Toscana (66,0) e l’Umbria (65,7). Seguono il Veneto (63,3), l’Emilia Romagna (63,1) e il Trentino Alto Adige
(62,1). In testa alle regioni a medio potenziale le Marche (59,9), seguite da Liguria (60,7), Lombardia (56,6), Piemonte (56,4) e Valle d’Aosta (52,2). Il Lazio, con un indice di 49,2 si colloca al 14° posto nella graduatoria nazionale, dopo l’Abruzzo (51,6) e incorniciato tra le due Isole, la Sicilia (49,8) e la Sardegna (46,0). Agli ultimi 5 posti della graduatoria le rimanenti regioni del Sud Italia.
Lo rileva l’VIII Rapporto del Cnel sugli ”Indici di integrazione degli immigrati in Italia”, presentato oggi a Villa Lubin, che misura il grado di attrattività che province, regioni e grandi aree nazionali esercitano sulla popolazione straniera in Italia e il livello di inserimento sociale e occupazionale degli immigrati. Il Rapporto si serve di 15 indicatori statistici, suddivisi in 3 gruppi tematici di 5 indicatori ciascuno. Ogni gruppo corrisponde a un indice sintetico che attraverso i suoi 5 indicatori di base, misura
l’attrattivita’ dei territori, l’inserimento sociale e occupazionale degli immigrati.
In sintesi, per quanto riguarda l’indice di attrattività territoriale, che misura la capacita’ di una regione di porsi come ”polo di attrazione”, al vertice figurano la Lombardia (86,2), il Veneto (79,5), l’Emilia Romagna (79), il Lazio (73,9), mentre in coda sono Campania (17,3), Calabria, (15,4), Sardegna (10,6) e Basilicata (6,5). Quanto alle
province, l’indice massimo e’ di Prato (84,4), seguono Brescia (71,2) e Milano (70,9). Gli indicatori che costruiscono questo indice sono: l’incidenza (% degli stranieri sulla popolazione residente), la densita’ (stranieri per kmq), ricettivita’ migratoria (stranieri che, nel corso dell’anno, hanno spostato la propria residenza anagrafica da un Comune esterno a uno interno al territorio di riferimento), stabilità (% di minori tra la popolazione straniera), appartenenza familiare (% di famiglie residenti con almeno un componente straniero).
Quanto all’Indice di inserimento sociale, che misura il livello di accesso degli immigrati ad alcuni beni e servizi fondamentali di welfare, le migliori condizioni si registrano in Friuli Venezia Giulia (71,6), Umbria (70,5), Marche (69,0) e Trentino Alto Adige (67,4). La situazione tra le province conferma che l’inserimento sociale degli stranieri trova
condizioni migliori in contesti socio-urbanistici e amministrativi di ridotta estensione, come Trieste (69,9), Vicenza (69,8). Determinano questo indice indicatori di accessibilita’ al mercato immobiliare (% dei costi d’affitto medi annui nominali di una casa di 50 mq in zona periferica sul reddito medio annuo pro capite stimato della popolazione straniera
non comunitaria), l’istruzione liceale (% di iscritti al liceo), tenuta del soggiorno stabile (% di permessi di soggiorno in vigore dopo un anno), naturalizzazione (numero medio di naturalizzati), capacita’ di iniziativa familiare (% di famiglie il cui capofamiglia è straniero sul totale delle famiglie con almeno un componente straniero).